COME ALLOGGIARE IL CAPRETTO

9 febbraio 2010

Scegliere come affrontare il periodo di allattamento dopo la nascita dei capretti è senza dubbio una delle cose più importanti in un'azienda, perché da una scorretta gestione di questa fase possono determinarsi perdite notevoli che influenzerebbero negativamente il bilancio aziendale, non solo dell’anno in corso ma anche di quelli a venire.
Gli errori gestionali in zootecnia purtroppo hanno la caratteristica di ripercuotersi nel tempo, rendendo difficile un recupero della situazione aziendale, che spesso avviene soltanto dopo anni.

Nel caso dei capretti se la gestione dell’allevatore non si configura come ottimale, essa si traduce, oltre che nella perdita dei soggetti destinati alla macellazione che rappresentano un rapido introito per l’azienda, anche nella perdita di quelli destinati alla rimonta interna e di altre aziende. In sostanza, quindi, una perdita di valore aggiunto che si rifletterà in particolare su un’inferiore produzione di latte anche nell’anno successivo.
A prescindere se si opti per un allattamento naturale o artificiale, risulta auspicabile che l’allevatore eviti di lasciare i piccoli, soprattutto all’inizio, costantemente nel gruppo.
In queste circostanze, infatti, il più delle volte i piccoli tendono di tanto in tanto ad allontanarsi dalle madri e a cercare latte dalla prima mammella disponibile, finendo cosi per entrare in contatto con individui estranei, che il più delle volte reagiscono alla loro insistenza con cornate spesso mortali.
Allo stesso tempo le operazioni che gli operai o l’allevatore stesso devono compiere sul gruppo (vaccinazioni, sverminazioni, pareggio degli unghioni etc.), determinano all’interno dei recinti un fuggi fuggi generale, che spesso si conclude con il calpestamento dei più piccoli  e la loro morte.
Per ovviare a queste situazioni sarebbe auspicabile ridurre al minimo la permanenza dei neonati nel gruppo, limitandola, qualora si desideri farli allattare alla mammella, esclusivamente al momento della poppata.

Una soluzione ai problemi di cui sopra sembra aversi dall’impiego dei box e delle gabbie di svezzamento (queste ultime ancora poco impiegate), che consentono un maggiore controllo dei soggetti sotto tutti i punti di vista.
Queste strutture devono essere concepite in modo tale da garantire a tutti i capretti che vi sono alloggiati un adeguato spazio, che sia quantomeno di 0,5m2/capo, e devono essere costruite con materiali che trattengono al meglio il calore e che non siano pericolosi per i capretti stessi.
Sono quindi da evitare sponde costituite da lamiere o altri materiali quali alluminio o ferro, in quanto, essendo buoni conduttori di calore, tenderebbero ad assorbire il calore corporeo dei capretti, soprattutto durante la notte, momento in cui, assopendosi, tendono ad avvicinarsi verso le pareti in cerca di protezione.
Questi materiali, inoltre, il più delle volte sono ottenuti dallo smantellamento di altre strutture e si presentano quindi rotti o arrugginiti, rischiando di compromettere ulteriormente la sicurezza dei capretti.
L’impiego delle pedane di legno o pellets è altrettanto sconsigliato in quanto presentano numerose aperture e sovente divengono una trappola letale per le zampe dei capretti.
Questi ultimi, infatti, a differenza degli agnelli, hanno la propensione ad elevarsi sugli arti posteriori e a compiere balzi verso le pareti del box, perciò capita spesso di rinvenire durante le ispezioni delle nursery soggetti fratturati o che hanno avuto lesioni ai legamenti.
Una soluzione apparentemente risolutiva sembrerebbe rappresentata dall’impiego di pannelli pieni di compensato, che se ben compressi e levigati riducono al minimo anche le asperità di superficie, nelle quali sono soliti annidarsi gli ectoparassiti, e la possibilità che schegge di legno si rendono responsabili di granulomi da corpo estraneo nei capretti e di ferite negli operatori.
L’impiego della plastica resta ancora di dubbio vantaggio, in quanto, se da un lato si presenta facilmente lavabile, anche se dura non sembra rimanere integra, quando i capretti, spinti a conoscere il mondo che li circonda con la bocca, la scalfiscono ingerendone spesso i frammenti.
Le pareti in muratura, se da un lato, quando ben fatte e lisce, risultano facilmente lavabili e disinfettabili, spesso presentano microcrepe che divengono il rifugio ideale per parassiti esterni come le zecche.
Inoltre queste strutture hanno sicuramente un costo più elevato e non sono spostabili qualora si decida di cambiare la collocazione della nursery nell’ambito dell’azienda.

Altro elemento da considerare è la lettiera che deve essere sempre pulita, asciutta e confortevole e che non dovrebbe essere costituita da parti di fieno non impiegabile nell’alimentazione perché ricco di muffe.
Queste ultime, cosi come le polveri derivanti da paglia imballata scorrettamente e ricca di zolle di terra, rappresentano una delle prime cause di affezioni respiratorie del capretto, soprattutto se i locali nei quali i box sono collocati non sono correttamente ventilati.
Per mantenere la lettiera pulita, questa dovrebbe essere asportata quotidianamente e non accumulata, anche se spesso nelle aziende, sia per carenza di tempo che di manodopera, si tende ad aggiungere paglia pulita su quella sporca aumentandone il livello fino a fine ciclo.
Qualora si decida, a seguito di accumulo di lettiera, di provvedere alla rimozione della stessa, quando ancora i capretti non sono stati destinati alla macellazione o non hanno raggiunto i gruppi di rimonta, è necessario allontanarli provvisoriamente durante ed alcune ore dopo le operazioni di rimozione, tempo minimo per far ventilare i locali, per evitare che l’ammoniaca che si libera arrechi danni all’apparato respiratorio e alle congiuntive degli animali.
Gli stessi fastidi sono avvertiti dal personale impiegato nelle operazioni di pulizia, perciò è fondamentale che sia protetto durante tutte le fasi del lavoro con occhiali e mascherina.

Nei box i capretti, soprattutto nelle prime settimane di vita e sempre durante la notte a prescindere dalle stagioni, devono poter disporre di una lampada riscaldante (lampade rosse), come quella impiegata per i suinetti e per i pulcini (chioccia artificiale), avente il compito di aiutarli nel periodo in cui non sono ancora capaci di termo-regolarsi perfettamente e soprattutto nei giorni e nelle notti in cui le temperature sono più rigide.
Dette lampade vanno posizionate perpendicolarmente al box in modo tale da coprire la maggiore superficie possibile del box stesso con il loro calore, ma al tempo stesso devono avere una certa distanza dai capretti, che sarà valutata di volta in volta dall’allevatore considerando anche il fatto che questi animali tendono ad elevarsi sulle zampe posteriori.
L’altezza scelta per posizionare la lampada dovrà essere modificata in funzione delle settimane di vita dei piccoli, per impedire che questi, troppo vicini alla fonte di calore, si ustionino o rompano la lampada, rischiando di ferirsi con i vetri, o peggio ancora mastichino i fili che giungono alla portalampada rischiando di essere folgorati.
Qualora non si impieghi questo sistema di riscaldamento, è facile vedere i capretti ammassati in un angolo uno sull’altro in cerca di calore e non è raro rinvenire specie al mattino, soggetti che sono morti schiacciati o asfissiati dai loro compagni.
Quest’ultima evenienza è riscontrata ugualmente, quando si impiegano le lampade, se le notti raggiungono temperature troppo basse, perciò è preferibile creare gruppi di sei animali per ogni box.
Questo numero di soggetti si è rilevato spesso ideale per ridurre le perdite al minimo in quanto, anche se i capretti dovessero ammassarsi l’uno sull’altro, soprattutto se si è provveduto al pareggiamento dei gruppi per taglia, difficilmente si troverebbero intrappolati sotto i propri consimili senza possibilità alcuna di liberarsi.

L’impiego di gabbie sopraelevate, molto simili a quelle utilizzate nell’allevamento dei vitelli bovini e bufalini, sta iniziando a diffondersi anche nell’allevamento caprino, con l’unico problema che, essendo costituite da ferro zincato, andrebbero collocate all’interno di capannoni correttamente areati, nei quali le temperature non sono troppo rigide come all’esterno.
Queste strutture, che vanno anch’esse ugualmente riempite rispettando gli spazi minimi richiesti affinché sia garantito il benessere animale, hanno il vantaggio di ridurre al minimo il contatto degli animali con le deiezioni, riducendo al tempo stesso anche il rischio di infezioni batteriche e parassitarie a ciclo orofecale.
Inoltre a fine ciclo di produzione sono facilmente lavabili e disinfettabili e se correttamente conservate durano molti anni.
Hanno infine il vantaggio di essere movibili, per cui se ci si trova nella condizione di dover ripartire diversamente gli spazi aziendali rispetto all’anno precedente, possono essere facilmente reimpiegati.
Scegliere questa soluzione, in alternativa a lasciare i capretti con le madri, ci consente inoltre di individuare rapidamente anche problematiche di carattere sanitario, come ad esempio la comparsa di diarree neonatali che, senza la suddivisione in gruppi e la loro separazione dall’ambiente degli adulti, difficilmente sarebbero individuate o quanto meno sarebbe difficile risalire ai soggetti che ne sono interessati.

Qualora in azienda venissero meno gli spazi coperti dove alloggiare i box o le gabbie, una soluzione alternativa è rappresentata dalla serra che non richiede in alcuni casi la licenza edilizia ma una semplice registrazione.
Questo tipo di ricovero alternativo nel quale erigere i box o collocare le gabbie si è rivelato spesso una valida alternativa, soprattutto se di giorno la plastica è coperta da una rete ombreggiante che servirà ad evitare i colpi di calore e se si provvederà a lasciare aperti alcuni punti, garantendo una corretta ventilazione indispensabile per allontanare il vapore acqueo che si accumula al suo interno.


Al prossimo appuntamento

Edoardo Sanfelice di Monteforte
Allevatore di Sessa Aurunca (CE)