L'ASCIUTTA: UNA FASE DELICATA

 
13 novembre 2011
 
 
Con il termine di ASCIUTTA si è soliti indicare il periodo non produttivo della capra durante il quale cessa il fenomeno fisiologico della lattazione scaturito a seguito del parto.
La durata di questo periodo è variabile e dipende sia dalle razze o incroci allevati sia dalle politiche aziendali, quanto da problematiche che possono influenzare il concepimento successivo. In linea di massima se non consideriamo le condizioni eccezionali che ne possono determinare un prolungamento ascrivibile a problemi di fertilità o a errori di gestione degli animali, la durata di questo intervallo è da considerarsi inversamente proporzionale alla durata della lattazione, pertanto nelle razze ad elevata attitudine lattifera l’asciutta si ridurrà ad un trimestre mentre in quelle in cui la produzione di latte si limita ai quattro mesi successivi al parto, la durata può anche essere di sette mesi e più in relazione alla durata dell’interparto. Questa fase coincide il più delle volte con il periodo degli accoppiamenti o addirittura, laddove di breve durata, con la gestazione, per cui richiede particolari attenzioni affinché l’animale giunga al parto nelle migliori condizioni possibili.
 
Nell’allevamento della capra esistono due possibili realtà in merito a questa fase. In altre parole, esistono aziende nelle quali la fase dell’asciutta coincide pressappoco per tutti i soggetti presenti e aziende nelle quali la produzione di latte, dovendo essere costante tutto l’anno, richiede la gestione scaglionata dei parti durante i dodici mesi; in questo modo si trovano a coesistere sia animali in produzione sia soggetti a riposo ed è forse questa la condizione più difficile da gestire.
Spesso, infatti, le attenzioni dell’allevatore sono maggiormente rivolte, a torto, verso il gruppo in produzione e gli animali in asciutta ricevono un trattamento di poco riguardo rispetto alle colleghe in attività, come se richiedessero minori attenzioni. Al contrario sono proprio gli errori commessi dall’allevatore durante la fase dell’asciutta che avranno ripercussioni sulla produzione successiva. Se, infatti, l’animale giunge al parto in condizioni scadenti o celando problemi metabolici di rilievo, all’atto della produzione la capra “tirerà le somme” e darà luogo a una serie di problematiche che l’allevatore avrà difficoltà a spiegarsi. Soprattutto nelle razze a spiccata produzione lattifera che nella lattazione precedente sono state  spinte all’inverosimile con la somministrazione di concentrati, insilati e quant’altro possa contribuire ad aumentare le produzioni, la fase dell’asciutta è un periodo di detossificazione e quindi di riposo alimentare. Tuttavia quest’ultimo termine non va interpretato come un periodo nel quale l’animale può accontentarsi del minimo, anche perché, come abbiamo già accennato, spesso coincide con l’attività riproduttiva o con la gestazione.
 
Durante questo intervallo le capre dovranno ricevere una serie di attenzioni atte a migliorare gli indici di fecondità, di prolificità e di fertilità che saranno registrati nell’annata successiva. In primis, al fine di migliorare le condizioni di questo gruppo, l’allevatore attento dovrà: separare il gruppo dell’asciutta da quello della lattazione e dalle rimonte, eliminare i soggetti considerati da riforma ovvero quelli le cui produzioni precedenti hanno apportato un guadagno inferiore alla spesa sostenuta, i soggetti che hanno mostrato deficit insanabili a carico dell’apparato mammario, quelli troppo vecchi e quelli che non sono gravidi o che alle visite di controllo presentino elementi della pseudogravidanza. L’allontanamento delle riforme dall’azienda contribuirà a ottimizzare la gestione di quelli che presentano ancora le qualità per essere considerati produttivi, sia perché da un lato si eseguirà un taglio netto alle spese inutili, sia perché la produzione foraggera aziendale quanto l’approvvigionamento di alimenti all’esterno saranno meglio distribuiti gli individui rimasti. Le stesse considerazioni valgono per le aziende che ricorrono al pascolo tutto l’anno, le quali pur avendo costi inferiori rispetto a quelle in stabulazione devono considerare necessario destinare i pascoli ai soli animali capaci di dare luogo a una futura remunerazione.
 
La parola d’ordine resta quindi quella di alimentare correttamente questi soggetti garantendo loro una quota elevata di proteine e di energia durante la fase del concepimento e calcolando alla perfezione i fabbisogni di mantenimento e le variabili legate alle varie fasi della gestazione. Per calcolare questi fabbisogni, nonostante abbia maturato una discreta esperienza, ricorro ancora personalmente all’ausilio di colleghi specialisti in questo settore, poiché ho potuto costatare una netta differenza delle condizioni fisiche dei soggetti seguiti da chi sviluppa razioni tutti i giorni, per cui ritengo inopportuno sviluppare formule che andrebbero inquadrate nelle diverse situazioni in cui ci si trova a operare.
Posso certamente dire che i problemi da evitare regolando l’apporto nutritivo sono la nascita di feti macrosomici, spesso attribuibile a eccesso di calcio e proteine nella fase finale della gestazione, gli squilibri minerali, che possono rendersi responsabili di edema mammario e idrope degli invogli fetali, squilibri energetici alla base di patologie importanti come la tossiemia gravidica e della chetosi, le cui argomentazioni andrebbero trattate individualmente.
 
Durante la fase dell’asciutta è inoltre fondamentale eseguire i piani di profilassi stabiliti con il  veterinario di fiducia riguardo a quelle che sono le problematiche di ogni singola realtà. In linea di massima è durante questa fase che si eseguono le analisi parassitologiche e i relativi trattamenti scegliendo molecole compatibili con la specie, con le problematiche riscontrate e con le condizioni fisiologiche in cui versano gli animali. Il trattamento antielmintico preventivo fa sì che le capre giungano al parto in condizioni migliori sotto l’aspetto fisico e risentano meno sotto l’aspetto sanitario dello stress determinato dall’evento stesso. Laddove invece si sono registrati episodi di malattie infettive, per le quali esiste la possibilità di difendersi facendo ricorso all’immunizzazione attiva, o qualora detti episodi abbiano interessato aziende vicine, la fase dell’asciutta coincide perfettamente con il periodo ideale per l’esecuzione di piani vaccinali o per eseguire inoculazioni di richiamo per piani  approntati negli anni precedenti. L’immunità scaturita a seguito della vaccinoprofilassi, difatti, determinerà un aumento colostrale degli anticorpi materni, che tuteleranno passivamente i nuovi nati dai principali focolai morbosi nelle prime settimane di vite.
 
Sempre durante questa fase, specialmente nelle aziende a stabulazione libera e prive di pascolo, si eseguirà il pareggio degli unghioni per evitare che la crescita incontrollata delle unghie in un  ambiente le cui superfici non ne consentono un naturale consumo divenga nella fase produttiva causa di una ridotta deambulazione, che si tradurrà in ridotto consumo di alimento e quindi di produzione.
 
Tutte queste operazioni di per sé stressanti dovranno essere condotte delicatamente per evitare che possano avere ripercussioni negative sulla gestazione, per cui sarà indispensabile eseguirle con calma e con delicatezza.
 
 
Al prossimo appuntamento
 
Dr. Edoardo Sanfelice di Monteforte DVM